Uno dei compiti del Project Manager è aiutare lo Sponsor e l’organizzazione a valutare la redditività del progetto.

Il Project Charter, ad esempio, è uno dei documenti iniziali di progetto, firmato dallo Sponsor (di solito è un senior manager) che giustifica il progetto e mostra come i risultati saranno a beneficio del business del Committente che investirà il budget richiesto. 

Nella pianificazione dei costi, che segue lo sviluppo del Project Charter, gli strumenti per valutare i benefici attesi dal progetto entrano maggiormente in gioco. Studiando i processi contemplati nello standard PMBOK(R) Sesta Edizione, possiamo associare la parola PLAN alle parole COME, QUALE o anche PERCHE’.

Nel piano di gestione di costi, ad esempio, risponderemo a domande del tipo:

  • Quali strumenti utilizzo per attuare la gestione dei costi?
  • Come sarà finanziato il progetto?
  • Come valuto la redditività del progetto e come giustifico la sua implementazione rispetto ad altre progettualità possibili?
  • Perché scelgo una soluzione che è verso il “Make”, cioè sviluppare la soluzione, anziché il “Buy” cioè acquistare il sistema all’esterno?
  • Quali policy devo tener presente durante la gestione dei costi?
  • Quali regole seguirò per misurare le performance e stimare il costo che sarà sostenuto per completare il progetto?

In questo articolo mostro un esempio concreto per capire le differenze tra i diversi indici di redditività.

Nel fare ciò cercherò di dare una spiegazione ai suggerimenti che a volte si vedono in corsi o manuali (a volte sintetici) che, ad esempio, dicono di scegliere sempre il progetto con un IRR maggiore senza però spiegare i concetti che sono alla base di questa regola.


PARTIAMO DAL PAYBACK PERIOD

Iniziamo con esaminare un elemento semplice, ossia il payback period: il tempo necessario affinché un investimento iniziale sia recuperato.

Questo concetto NON considera un punto fondamentale che chiarirò a breve.

Principio 1: Il valore di 100.000 euro oggi non è lo stesso valore di 100.000 euro domani. Infatti vanno considerati gli interessi (se parto da 100.000 euro di oggi e mi proietto nel futuro) oppure il tasso di sconto (se parto da 100.000 euro del futuro e voglio tornare ad oggi).

Vediamo una tipica domanda di test :

Domanda 1: Un progetto ha come obiettivo lo sviluppo di un software per l’integrazione di diversi sistemi informativi presenti all’interno dell’organizzazione di un’azienda leader nel campo dell’automotive. Il sistema integrato verrà fornito come servizio e prevede i seguenti introiti (importi in euro):

AnniImporti
Anno I€ 15.000
Anno II€ 15.000
Anno III€ 15.000
Anno IV€ 15.000
Anno V€ 15.000
Anno VI€ 15.000
Anno VII€ 15.000
Anno VIII€ 15.000
Anno IX€ 15.000
Anno X€ 15.000

Se si considera un investimento di 100.000 euro per lo sviluppo del modulo di integrazione nell’anno zero, qual è il payback period?

  • 6 anni
  • 6 anni e 8 mesi (pagamento mensile)
  • 7 anni

Con un semplice calcolo vediamo che se consideriamo 6 anni per 15.000 euro si ottiene 90.000 euro. Sono quindi necessari altri 10.000 euro ovvero 2/3 di 15.000 euro e quindi 2/3 di 12 mesi.

Per cui velocemente possiamo rispondere 6 anni e 8 mesi, supponendo un pagamento mensile. Questo punto evidenzia che nessuna considerazione viene fatta rispetto al principio 1 quando parliamo di payback period.


IL PRESENT VALUE ED IL TASSO DI ATTUALIZZAZIONE

Andiamo avanti ed iniziamo a complicare le cose.

Domanda 2: Nello stesso scenario della Domanda 1, se si considera un investimento di 100.000 euro per lo sviluppo del modulo di integrazione nell’anno zero, qual è il valore totale del discounted cash inflow considerando un tasso di attualizzazione del 5% (arrotondato all’euro)?

  • 100.141
  • 108.141
  • 115.826

In questo caso applico il Principio 1, parto dal futuro e voglio arrivare ad oggi. In particolare:

AnniImportiAttualizzazione
Anno I€ 15.000€ 14.286
Anno II€ 15.000€ 13.605
Anno III€ 15.000€ 12.958
Anno IV€ 15.000€ 12.341
Anno V€ 15.000€ 11.753
Anno VI€ 15.000€ 11.193
Anno VII€ 15.000€ 10.660
Anno VIII€ 15.000€ 10.153
Anno IX€ 15.000€ 9.669
Anno X€ 15.000€ 9.209
Totale € 115.826

Dove l’attualizzazione si ottiene utilizzando la formula:

FV = PV (1+i)^n

che si legge

Future Value = Present Value * (1 + tasso di interesse) elevato al numero di anni.

Quindi, nell’ipotesi di tasso di interesse pari a 5%, 15.000 euro tra un anno sono uguali a 14.286 euro oggi.

FV = PV (1+i)^n

15.000 = 14.286*(1+0.05)^ 1

E cosi via, invece di 14.286 per 2 anni avremo 13.605, ecc.

La somma dei valori attualizzati per 10 anni darà 115.826.

Abbiamo quindi realizzato che il valore di un importo oggi non è lo stesso valore di un importo nel futuro.

Ma non siamo ancora soddisfatti …. andiamo avanti.


IL NET PRESENT VALUE

Domanda 3: Nello scenario della Domanda 2, qual è il valore del Net Present Value?

  • 141
  • 8.141
  • 15.826

Il Net Present Value è definito come la somma dei valori attualizzati meno l’investimento iniziale.

Quindi 115.826 euro meno 100.000 euro di investimento iniziale che da 15.826 euro.

Troppo semplice vero?

Eppure molti candidati sbagliano test come questi. Però voglio spingermi oltre, complichiamo ancora le cose.


INTERNAL RATE OF RETURN (IRR)

Domanda 4: Nello scenario della Domanda 3, se si considera un investimento di 100.000 euro per lo sviluppo del modulo di integrazione nell’anno zero, il valore dell’IRR è più vicino a:

  • 8,143
  • 4,143
  • 15,143

Ma cosa è l’IRR?

L’ Internal Rate of Return è il tasso di interesse dove il NPV è uguale a zero.

In pratica il risultato della Domanda 3 invece di essere pari a 15.826 euro deve essere pari a zero. In altre parole, la somma dei valori attualizzati meno l’investimento iniziale deve essere zero.

Quindi sicuramente il tasso deve essere superiore al 5% dato che con tale valore avevamo un risultato di 15.826 euro. Quindi abbiamo bisogno di “scontare” i valori ad un tasso maggiore per ottenere la differenza pari a zero.

Se proviamo a fare i calcoli della Domanda 2 con un tasso di interesse pari a 8,143% otteniamo:

AnniImportiAttualizzazione
Anno I€ 15.000€ 13.871
Anno II€ 15.000€ 12.826
Anno III€ 15.000€ 11.860
Anno IV€ 15.000€ 10.967
Anno V€ 15.000€ 10.141
Anno VI€ 15.000€ 9.378
Anno VII€ 15.000€ 8.672
Anno VIII€ 15.000€ 8.019
Anno IX€ 15.000€ 7.415
Anno X€ 15.000€ 6.857
Totale € 100.005

Pari quasi l’investimento iniziale: 100.000 euro.

Quindi la risposta è 8,143. D’altronde 4,143 non poteva essere la risposta giusta (con il tasso del 5% abbiamo una differenza di 15.826 euro). E neanche 15,143 in quanto è eccessivo.

Intuitivamente, se non si vuole perdere tempo a fare tanti calcoli (magari stiamo sostenendo l’esame per la certificazione PMP®) si può rispondere velocemente, una volta compresi i concetti base.

Adesso capiamo anche perché si suggerisce (in manuali ad uso veloce per la certificazione PMP®) di scegliere il progetto con un IRR maggiore.

Se l’IRR è maggiore, avrò bisogno di un importo maggiore da “scontare” per uguagliare l’investimento iniziale. Ma se l’importo è maggiore nel futuro, vuol dire che guadagnerò di più nel futuro. E quindi mi conviene scegliere quel progetto che mi assicura valori futuri maggiori ovvero IRR maggiore.

Con una successione di semplici esempi siamo arrivati a definire qualcosa che a volte risulta essere abbastanza complicato, cioè comprendere come scegliere il progetto in base ai valori assunti dall’Internal Rate of Return ed abbiamo chiarito anche il senso di affermazioni quali

“l’IRR è il tasso di sconto quando l’NPV è uguale a zero”.

Alla prossima,
Michele